domenica 24 gennaio 2010

FAR EAST..

 


Cari Amici,


                 per un mese circa sarò lontano dall'Italia e dal blog. Me ne vado prima con mia moglie in Viet Nam e Cambogia e poi da solo in un  monastero nei pressi di Bangalore per un seminario di meditazione. Se potrò scriverò qualche appunto di viaggio. Dall'India è certamente possibile, dal Viet Nam e dalla Cambogia ho qualche dubbio. Vi ringrazio per la Vostra attenzione, che per me equivale ad una manifestazione di stima e affetto. Ohm mani patme hom


                                                                                      Gianfranco


 

venerdì 22 gennaio 2010

EPPUR SI MUOVE ....

Cari Amici,


      argomento di fine settimana: il dollaro che si sta rivalutando contro l'euro sui mercati dei cambi ( ha toccato 1,40 contro 1,50 di appena un mese fa). Eppure i dati che arrivano dagli States sono sconfortanti: il debito puglico americano è pari al 98,5 per cento del PIL (88 la media europea), quello privato delle famiglie arriva al 120 per cento, l''economia stenta a decollare, le spese militari aumentano, altre bolle potrebbero esplodere.


E allora, come si spiega questa forza del dollaro? Semplicemente con la debolezza dell'euro, che risente della crisi della Grecia. La questione del debito pubblico di Atene pone a rischio non solo la  credibilità dell'euro ma anche la strategia monetaria e gli  accordi istituzionali alla base dell'Unione Europe. In breve, se a marzo Atene si rifiuta di onorare il proprio debito e invoca clausole per congerlarlo o per uscire provvisoriamente dall'euro l'intera costruzione politica potrebbe collassare e si avrebbero fortissime ripercussioni su tutti i mercati mondiali,  Alcuni operatori si stanno preparando al peggio spostando i propri capitali su una moneta tecnicamente debole, il dollaro,  ma sostenuta da una forte potenza militare. Vi immaginate forse Cina e Giappone, che posseggono un buon 20 per cento del debito pubblico  americano, che inviano le proprie navi da guerra nel porto di Nerw York  per escutere il debito? Lo fecero una volta gli americani all'inizio del1900 nei confronti dell'Argentina, ma è un'esperienza che oggi non viene più ripetuta.


   Quindi non ci resta che armarci di paziendca e attendere. Un buon fine settimana


 


                                 Gianfranco

giovedì 21 gennaio 2010

DISOCCUPAZIONE E BRIGATE ROSSE..

Cari Amici,


                                                  Scrive la Banca Centrale Europea nel suo ultimo comunicato: ' La disoccupazione nell'area dell'euro dovrebbe seguitare ad aumentare in certa misura, attenuando la crescita dei consumi'. Prosegue la CGIL: 'In Italia le domande di disoccupazione nei primi undici mesi del 2009 sono state 1.765.922'.  Aggiunge l'Istat che ormai il tasso di disoccupazione è pari all'8,3%  per cento, oltre due milioni di persone e, fatto preoccupante, oltre il 25 per cento dei giovani è senza lavoro.


          Il malessere giovanile spiega il contesto socio economico nel quale si notano i segni di ripresa  del terrorismo.  Segnalo però una differenza di fondo rispetto al decennio '70-80', gli anni di piombo della prima Repubblica. Allora le motivazioni delle organizzazioni 'rivoluzionarie', Br, Prima Linea, Avanguardia Operaia, Potere Operario, Unione, etc. erano prettamente ideologiche, non economiche:  all'epoca il posto di lavoro era assicurato, lo Stato interveniva per salvare le aziende in crisi e concedeva adeguati sussidi sociali, venivano effettuati investimenti nelle aree depresse del sud da parte delle aziende pubbliche.


       Tutto questo è finito, oggi le aziende chiudono o delocalizzano, la disoccupazione sale. Quindi i maestri ideologici del rinascente terrorismo ( ma anche le organizzazioni criminali) possono pescare con grande facilità nuovi adepti sfruttando il  disagio sociale e la   frustrazione di chi cerca invano per anni un posto di lavoro sicuro e vive di  precariato, di chi non sopporta le crescenti e palesi diseguaglianze., di quanti laureati e diplomati i si vedono schiacciati tra gli immigrati che sottraggono i lavori più umili e  i tradizionali bacini di assorbimento di giovani acculturati  (scuola, aziende  impiego pubblico) che non assorbono. più. Conclusione: le basi  socioe conomiche del nuovo terrorismo sono più solide di quelle ideologiche di quelle del passato. Spero di sbagliarmi.


                                    


                          Gianfranco

mercoledì 20 gennaio 2010

2010 e oltre

Cari Amici,


                            previsioni economiche per il 2010: ne sono uscite tante, sia in Italia che all'estero. Per sintetizzarle:il peggio è alle spalle, la ripresa non è più un sogno ma un fatto reale, l'anno prossimo andrà tutto bene. Ma è proprio così? L'esperienza delle grandi crisi del passato insegna che esse si svolgono in tre fasi. La prima è quella della finanza, con crollo delle Borse. La seconda si riflette sull'economia reale: cala la produzione, rallenta la macchina industriale. La terza coinvolge il lavoro, l'occupazione, che non riparte.


           Pertanto, sarà pur vero che la Borsa è risalita e che le banche sono tornate a guadagnare (però i loro  utili vengono dalle attività di intermediazione finanziaria,  non dalle attività tradizionali). E' anche vero che le aziende stanno ricostituendo le scorte ma  l'occupazione continua a calare perchè le aziende, pur aumentando la produzione, non assumono . Ritengo pertanto che soltanto alla fine del 2010 si potrà valutare se il peggio sia  veramente passato oppure se, non decollando l'occupazione, ci si trovi di fronte non a un ciclo a 'V', discesa e risalita,  ma ad un ciclo a 'L': dopo il crollo l'economia non riprende e ristagna per anni.


              E non mi sento di escludere neppure nuovi crolli finanziari sino a quando non si faranno le riforme per eliminare i guasti che hanno provocato la crisi del 2008.


 


  un caro   saluto                                                           Gianfranco

martedì 19 gennaio 2010

Craxi e dintorni

Cari Amici,


                                  a dieci anni dalla morte la fazione politica che guida il paese (e della quale fanno parte molti ex socialisti, Frattini, Sacconi, Brunetta, Cicchitto, tanto per fare qualche nome) intende riabilitare la statura politica di Bettino Craxi. 18 anni, tanti ne sono passati dalla sua defenestrazione, sono pochi per misurare il personaggio con il metro della storia. Ci sono troppe emozioni in giro. Molte carte devono ancora emergere, molti archivi di qua e di la dell'Oceano si devono ancora aprire, molti rapporti economici devono essere chiariti. Ad esempio, non sappiamo perchè il gas algerino che arriva in Italia transiti per la Tunisia, che percepisce royalties sulla base di un accordo firmato dal ministro per il commercio estero dell'epoca, il socialista Capria.  Forse lo sospettiamo, come sospettiamo cosa si nasconda dietro la società di Vienna diretta dall'italiano Mentasti (l'ex patron della San Pellegrino, molto amico del nostro premier) che gestisce l'import italiano del gas russo.


   Due cose sono certe:  le vere mazzette si pagano sui grandi numeri, e gas, petrolio, acciaio, armi e oggi anche i rifiuti fanno i grandi numeri Ma resta una questione ben più serie:  senza l'appoggio politico di Craxi e i suoi decreti salva Fininvest oggi Berlusconi sarebbe un medio imprenditore edile del nord con una rete TV ma senza il potere di cui gode. Gli storici dovranno valutare se l'eredità politica di Craxi, appunto Berlusconi, sia stata un bene o un male per il nostro paese.


                                           Gianfranco

lunedì 18 gennaio 2010

Il difetto sta nel manico...

Cari Amici,


              dal Corriere Veneto:


Giovine (sottufficiale della Guardia di Finanza da poco in pensione, ndr) mi ha sempre detto che andavo incontro a pericoli... facevo il regalo di Natale e qualcosa prima delle ferie estive. All’inizio, ancora con le lire, nel 2001, gli davo 20 milioni. Poi circa 20 mila euro all’anno, 10 a Natale e 10 per le ferie. L’ultima dazione è stata nell’estate del 2008». Ma c’erano i pericoli che correvano anche gli altri impresari delle pelli, per i quali lui faceva da tramite. «Con la mia colletta versavo complessivamente al Giovine attorno a 100-120 mila euro all’anno. So che altri pagavano personalmente e non per mio tramite. Tra questi:...». E’ la confessione-accusa di Andrea Ghiotto, l’imprenditore e faccendiere dell’industria vicentina della concia arrestato a metà dicembre per le mazzette all’ex comandante della Finanza di Arzignano.


    Ghiotto racconta come nacque il vertiginoso rapporto con Giovine e la Finanza e tira in ballo un comandante. «Quando ho aperto le mie aziende gli spiegai le mie intenzioni, gli spiegai con chi lavoravo, quanto era il giro. Egli mi disse che la sua protezione non era sufficiente. Mi fece conoscere allora il comandante della Guardia di Finanza di ..., siamo nel 2007. Ci siamo trovati in un ristorante di Trissino. Siamo andati poi al Principe per cene (il Principe è l’hotel di Arzignano dove Ghiotto fissava incontri e girava anche i filmini con escort, imprenditori e sportivi, ndr). Io con lui non ho mai parlato di soldi, né abbiamo mai parlato del fenomeno del giro dell’Iva. Lui sapeva benissimo che io facevo fatture ma non me l’ha mai detto, me l’ha fatto capire. Un giorno mi chiama e mi dice di andare a Vicenza, dopo un po’ di tempo che c’erano le cene e il "dopo cena"; ci siamo visti in un bar nei pressi della caserma, mi disse che lui non ha mai preso soldi da nessuno, né li voleva prendere, che voleva solo mantenere l’amicizia. Mi disse che se Giovine chiedeva soldi anche per lui era falso, che a lui bastavano le serate. Pagavo sempre io. Giovine non si vantava di avermelo fatto conoscere ma mi diceva che adesso potevo stare più tranquillo».


 Ebbene, il meccanismo è sempre lo stesso.


  


                                                                                                              Gianfranco

Inflazione, benzina e potere

Cari Amici,


                        secondo i dati ufficiali (Istat) l'inflazione viaggia in Italia ai minimi storici (0,8 per cento). Per forza, la gente non compra e non si è mai assistito in un'economia di mercato a prezzi in rialzo in presenza di calo della domanda. Con un'unica eccezione: il prezzo dei carburanti.  Basta un piccolo controllo alle pompe. La speigazione fornita dalle società petrolifere e avallata dal governo è sempre la stessa: oggi benzina e gasolio viaggiano in sintonia con l'andamento dei prezzi del 'future' di New York e Londra. Se su questi due mercati le quotazioni salgono, immediatamente si ha un rincaro alla pompa. Se invece scendono, entra in funzione la 'vischiosità, del sistema a rallentare la dovuta correzione.  


   Va detto che non esiste alcuna correlazione tra i prezzi dei 'future' (un mercato altamente speculativo dove si scambiano contratti 'sulla carta' per consegne a termine che non avvengono mai, una sorta di bisca del petrolio che non esiste, dove specula anche chi non ha interessi energetici) e quelle del greggio reale. Le compagnie hanno i loro contratti a lunga scadenza con i paesi produttori (e questi contratti non sono influenzati dalle variazioni del future, vengono fissati ogni due-tre anni), hanno le scorte per far fronte alle emergenze, conoscono esattamente i dati su produzione, raffinazione e distribuzione. In pratica, con il mercato dei 'future', sul quale le compagnie possono operare per far salire le quotazioni, si sono costruite un alibi che consente di  aumentare i prezzi dei prodotti energetici a propria discrezione.


     Il rovescio della medaglia: se i prezzi dei carburanti salgono nei paesi ricchi (e negli ultimi 4 anni sono saliti mediamente del 35 per cento, contribuendo non poco alla spirale inìflattiva) qui si consuma di meno e si elimina un pò di inquinamento.Per i paesi poveri, invece, siamo di fronte ad uno strangolamento economico che limita piani di sviluppo, agricoltura, commercio. Il colonialismo vecchio stampo è tramontato con la fine della seconda guerra mondiale, quello moderno è meno evidente ma più subdolo e pericoloso.


                                                                                              Gianfranco

venerdì 15 gennaio 2010

Cari Amici


   si parla di evasione fiscale: ieri in TV si è affernato che ogni anno in Italia si evade per circa 300 miliardi di euro. Evadono un pò tutti; idraulici, artigiani, proprietari di case che affittano in nero. Ma evadono anche i grandi gruppi, i liberi professionisti, gli speculatori, gli imprenditori del nord est. E perchè la Guardia di Finanza non scova questi grandi evasori?


     Se guardiamo alle cronache giudiziarie degli ultimi anni, troviamo  non pochi finanzieri tra i protagonisti di grandi scandali finanziari. Vi ricordate del primo scandalo petroli (2.000 miliardi di imposte evase) degli anni '80? Furono condannati i vertici della GDF dell'epoca, i gdenerali Raffele Giudice e Donato Lo Prete. E nelle vicende di Silvio Berlusconi i finanzieri si sprecano: lo erano Salvatore Sciascia e Massimo Berruti, entrambi condannati per corruzione ma premiati con incarichi parlamentari. Lo era il Generale Cerciello, condannato a 12 anni per ispezioni addomesticate nel gruppo del Biascione. E che dire del generale Speciale, quello delle spigole in montagna trasportate con i mezzi dello Stato, indagatro per aver utilizzato in forma privata i fondi della Gdf?


   All'epoca di Mani Pulite da  un'inchiesta interna della GDF emerse che ben 20 uomini del Nucleo di Milano erano implicati in episodi di corruzione e concussione.E potremmo andare avanti ancora con queste vicende. Il meccanismo è sempre lo stesso. Conclusione: se il cane da guardia si lascia addomesticare dai ladri, come è possibile fermare l'evasione?  


  stay tuned                                               Gianfranco

giovedì 14 gennaio 2010

Termini al termine?

Cari Amici,


                  salvi gli imprevisti dell'ultima ora Fiat chiuderà lo stabilimento di Termini Imerese. Produce in Sicilia costa troppo, almeno 1,000 euro in più per ogni vettura, dice il Ceo Sergio Marchionne, e così lascia a  casa 2.000 dipendenti diretti e indiretti (l'indotto).


  I sindacati ribattono che Fiat in Italia vende un milione di auto all'anno e ne produce 600,000, per cui il gruppo importa 400.000 auto dallì'estero, con aggravio per la bilancia commerciale del paese (e vantaggio per i conti di Torino). I sindacati dicono anc he che Fiat in passato ha ricevuto finanziamenti a fondo perduto per la ricerca nonchè agevolazioni di ogni genere con  la Cassa Integrazione e con gli incentivi per la rottamazione. In questo momento il gruppo torinese dimostra ingratitudine e gretto egoismo.Tutto vero, ma nessuno può impedire nell'attuale contesto politico-economico a Marchionne di chiudere Termini e di spostare la produzione dove vuole.


     Ricordo che negli anni '70 ogni Alfasud prodotta a Pomigliano costava ai bilanci societari (quindi dell'Iri, proprietario di Alfa Romeo, quindi dei contribuenti italiani) il 10 per cento del fatturato. Ma lo Stato acxcettava questa perdita in cambio della pace sociale nella difficile area napoletana.Oggi lo Stato imprenditore non esiste più e il Sud perde posti di lavoro: Italtel, Stm, Italsider, tanto per fare qualche nome delle aziende ex pubbliche.


  Conclusione: in passato lo Stato sarebbe intervenuto per salvare Termini, oggi i suoi rappresentanti non hanno la voglia e i mezzi per farlo e consegnano alla Mafia un nuovo bacino di arruolamento. Ci sta bene così?


                                                                                                       Gianfranco

mercoledì 13 gennaio 2010

TASSE E BALLE

Cari Amici,


                                         come era prevedibile, di tagli di tasse non se ne parla proprio, stando alle ultime dichiarazioni del premier Berlusconi. Il ballon d'essai lanciato dai suoi collaboratori prima di Natale si è dunque sgonfiato, come era prevedibile, RImane una sola certezza: l'aliquota del 5 per cento per chi evade le tasse ed esporta capitali.


                                                Gianfranco


 


P:S:: ho scritto anni fa un libro sul crack della Banca Romana di Sconto. Conosco quindi bene la storia di Bernardo Tanlongo e i suoi agganci c on il potere poilitico.Un unica considerazione: dal crack romano sono nate per iniziativa dei tedeschi Comit a Milano, Credito Italianoa Genova mentre la  Banca Nazionale del Lavorosorge in quegli anni  ad opera dei movimenti cooperativi. A qualcosa lo scandalo è servito.

lunedì 11 gennaio 2010

ALIQUOTE......

 Cari Amici


                          tempo di riforme, tempo di tasse. E' ancora fresco l'inchiostro che ha sancito lo scudo fiscale e già si parla di riformare il sistema passando dalle attuali 4 a solo 2 aliquote sui redditi,i l 23 e il 33 per cento, un pò come avviene negli stati Uniti. Con la differenza che negli States la consistenza dell'aliquota rientra nelle piattaforme elettorali di entrambi i partiti, se ne discute ampiamente nella campagna elettorale e che contro gli evasori il fisco americano (IRS) scatena l'FBI e non esita a mobilitare la diplomazia per farsi dare dalla UBS i nomi di 4.000 cittadini americani con i conti in Svizzera (sono 80.000 a dire il vero, ma i 4.000 richiesti sono quelli più consistenti). 


          Il governo spera che con un sistema più semplice e con aliquote fiscali minori l'evasione si riduca: gli evade si mette in regola con il fisco e spende meno soldi per commercialisti e avvocati. Sarà così? Dubito molto, anche perchè resta sempre aperta l'aliquota del 5 per cento che ha premiato e premierà gli evasori.


                                Gianfranco

sabato 9 gennaio 2010

Dal vostro inviato in Piazza Cordusio

Cari Amici


  sono appena rientrato bagnato fradicio dalla manifestazione indetta in Piazza Cordusio da gruppi vari  contro la proposta di dedicare a Bettino Craxi una via di Milano. Pochi i presenti, non più di 150-200 persone, con bandiere italianee di qualche gruppo politico:Italia dei Valori, Rifondazione, marxisti-leninisti e di altro genere. Come generici sono stati gli interventi di Di Pietro, Grillo,   Rizzo.


     Al di là dell'oggetto della manifestazione (se sia politicamente corretto dedicare una via ad uno statista morto latitante per le ben note vicende giudiiziarie) dal tono dei discorsi è emersa l'incapacità degli oppositori dell'attuale governo di trovare alternative politiche.  Rievocare Tangentopoli, fare apppello al giustizialismo,  predicare un antiberlusconismo di facciata non solleva le sorti della sinistra e degli oppositori del PDL. Ci vogliono idee nuove e non slogan vecchi e consunti per attrarre  gli scontenti, i cassintegrati e i senza lavoro, i giovani delusi e gli anziani nelle ristrettezze . Ma oggi le idee nuove non sono apparse, anzi....


     Un caro saluto


                                                                     Gianfranco all'umido

PRIMI SCRICCHIOLII...

 


  Cari Amici,


                    avete letto ieri sul Corriere l'articolo di apertura dell'Economia sull'attacco di Sarkozy al supereuro? Ebbene, è la conferma di quanto affermo da anni: l'euro mostra tali e tante disfunzioni da richiederne quanto prima una revisione dei suoi meccanismi. In caso contrario si andrà alla sua sparizione e al ritorno delle divise nazionali. Non si può adottare una moneta unica quando le politiche di bilancio, quelle fiscali e le fasi congiunturali dei singoli paesi sono così distanti tra di loro.


     Facciamo un esempio. La Grecia si trova con i conti sballati perchè 5 anni fa aveva bisogno di una stretta monetaria per frenare l'inflazione interna. Ma la Germania aveva bisogno di tassi bassi per sostenere le attività economiche della ex DDR, la parte meno sviluppata del paese. Ha vinto la Germania, ovviamente (non a caso la sede della BCE é a Francoforfte) e adesso la Grecia si trova con i conti allo sbando. In Europa si stanno così creando due schieramenti: da una parte i paesi con i conti in difficoltà e con le esportazioni penalizzate dall'euro forte (Francia, Gran Bretagna,  Grecia, Portogallo, Spagna, est europeo), dall'altra i paesi ai quali sta bene l'euro forte. Tra questi troviamo, almeno ufficialmente, l'Italia, anche se per la sua  situazione finanziaria ed economica dovrebbe trovarsi sul fronte opposto. Nei prossimi vertici europei il nodo verrà affrontato con sempre maggiore intolleranza da parte dei paesi penalizzati dall'euro forte. Non si escludono clamorose sorprese e capovolgimenti di fronte.


     Un caro saluto


                                                                  Gianfranco

mercoledì 6 gennaio 2010

Barbe Finte

 


  Cari Amici


        Telecom Italia (una volta Stipel, poi Sip) è sempre stato l'ultimo approdo delle Barbe Finte, gli uomini dei servizi segreti italiano sia civili che militari che qui chiudevano con un incarico di tutta tranqullità, le intercettazioni telefoniche, l'onorata carriera. Quando poi Telecom è stata privatizzata èaccaduto che le Barbe Finte lavorassero non solo per i servizi dello Stato, ma anche per quelli privati. Si è quindi ritornati alla vecchia logica dei fascicoli riservati del Sifar, una prassi in voga negli anni '60  che si chiuse soltanto con la distruzione (ma sarà vero..) dei fascicoli presso il Forte Braschi a Roma.


       Al di là degli ultimi sviluppi, è grave il fatto che i servizi abbiano utilizzato per anni le strutture di Telecom per conto di potentati pubblici e privati con l'obiettivo di spiare giornalisti, magistrati e politici, giocatori  di calcio ed escort, persino membri della propria famiglia che non davano prova di fiducia (questo raccontano le mie fonti). Così sono nati migliaia di fascicoli che inquinano il Paese, proprio come lo inquinano i dossier raccolti ai margini dell'inchiesta di Mani Pulite che non sono mai stati utilizzati a fini processuali ma vengono aperti in privato per intimorire e ricattare. 


                                                               Gianfranco

lunedì 4 gennaio 2010

DALLE STELLE ALLE STALLE....

Cari Amici


                     appena un mese fa il presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, ha ottenuto dalla rivista Time il riconoscimento di uomo dell'anno per il 2009. Motivazioni di questa scelta: non appena scoppiata la crisi dei mutui subprime ha innondato di liquidità il mercato per evitare il blocco del sistema creditizio americano (e anche mondiale). La sua Fed ha stampato (elettronicamente) migliaia di miliardi di dollari per salvare banche, assicurazioni, finanziarie; lui ha abbassato i tassi di interesse quasi allo zero pur di non fermare l'economia americana.


  Ora però stanno arrivando le critiche, e non sono poche. A pochi mesi dalla sua probabile riconferma a presidente della Fed gli viene rinfacciata dal potere politico e da economisti di chiara fama  l'aver provocato la crisi dei subprime con la sua politica del danaro facile che ha generato non una ma più bolle finanziarie. . Un'accusa che Bernanke respinge ritorcendola sulle istituzione che non hanno controllato le banche che concedevano i mutui e il sistema finanziario che li ha venduti in giro per il mondo. 


   E ancora gli viene timproverata la conduzione della crisi. Ha adottato la soluzione più consona agli interessi del  capitale finanziario, non  a quelli del paese. Ha affossato il dollaro, coperto il paese di debiti, ha innescato la bolla più grande di tutte, quella dei 'bailout', dello svezzamento finanziario, che quando esploderà avvierà l'Occidente verso la recessione più nera. 


   fasten seat belts, cari amici, allacciamoci le cinture, speriamo che i critici di Bernanke abbiano torto.


 


                        Gianfranco


 


p.s.  tra breve parferemo della bailout bubble

domenica 3 gennaio 2010

CONFLITTO DI INTERESSI.....

 


Cari Amici,      


 


     oggi parliamo di conflitto di interessi. Non di quello ben noto del Cavaliere, bensì di un altro conflitto, meno noto ma ugualmente lesivo di una democrazia che si rispetti.


 


Leggiamo da Il Sole 24 Ore del 2 gennaio: I paesi europei hanno accumulato scorte di vaccini per l'influenza A che non sono state ancora consumate. Così tra acquisti e somministrazioni dei vaccini si è creata una enorma distanza.

In Italia l'obiettivo da raggiungere era quello di vaccinare 24 milioni di persone mentre, fino ad oggi, sono state utilizzate 35.300 dosi.

Tra medici e infermieri solo il 15 per cento ha detto sì al vaccino e non arrivano al 12 per cento gli immunizzati dai 6 mesi ai 65 anni tra coloro che hanno precarie condizioni di salute. Mentre alle donne nel secondo e terzo trimestre di gravidanza sono state somministrate 21.376 dosi, pari all'11 per cento del totale. La spesa si aggirerebbe intorno ai 200 milioni di euro per oltre 40 milioni di dosi di vaccino. Senza contare che l'Italia, se si fanno confronti con il resto d'Europa, sembra essere stato il paese più oculato negli acquisti.


Dunque, un flop. Abbiamo speso 200 milioni di euro per vaccini che non sono stati utilizzati nonostante gli allarmismi creati in proposito. Citiamo sull'argomento il  presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri: 'SU questa storia dei vaccini sarà forse il caso di fare luce in Parlamento. Alla prova dei fatti  - spiega - l'influenza di quest'anno si è rivelata simile a quelle del passato e per molti versi più leggera. Ricordo gli errati inviti in pieno luglio a chiudere le scuole a settembre, che il ministro Gelmini ed io stesso con lungimiranza stroncammo. Come ai tempi dell'epidemia aviaria, si comprano quantità ingenti di vaccini poi non utilizzati».

Secondo Gasparri «è difficile non pensare a manovre speculative a livello planetario di spregiudicate multinazionali, così potenti da condizionare un'informazione che con il suo allarmismo diventa scendiletto di pescicani». Bisogna capire, dice il presidente dei senatori Pdl «se chi ha guadagnato senza ragione potrà restituire le risorse accumulate a colpi di bugie».


    Sic. Ma Gasparri non dovrebbe andare troppo a fondo in questa storia, un'indagine parlamentare rischia di compromettere un suo collega di schieramento politico. Chi? Il ministro del welfare Maurizio Sacconi, quale reponsabile insieme al collega viceministro Fazio della sanità pubblica. E che c'azzecca Sacconi in questa vicenda? Beh, la moglie di Sacconi, Enrica Giorgetti, è direttore generale di Farmindustria, l'associazione delle imprese farmaceutiche alla quale aderiscono le quattro grandi imprese mondiali produttrici di vaccini: Sanofi-Aventis, Glaxo Smith Kline, Baxter e Novartis. Alle quattro imprese vanno i 200 milioni di euro di cui sopra, che potrebbero salire a 240 se andassero in porto gli ordinativi previsti per gennaio per altri 8 milioni di vaccini.


  Secondo la rivista inglese Nature, che ha dato la notizia, Sacconi dovrebbe dimettersi, oppure sua moglie. Non lo farà nessuno, questo è certo. Se resta in sella il Cavaliere, il cui conflitto di interessi vale almeno 5 miliardi di euro, perchè deve cadere Sacconi che conta la massimo 240 milioni?


 


stay tuned...  tanti auguri                    


                                                                                            Gianfranco

sabato 2 gennaio 2010

L'ISLANDA FA TESTO....

Cari Amici


 


  seguiamo il problema dei debiti sovrani (quelli delle nazioni, per intenderci) con la questione dell'Islanda. Sappiamo che il paese artico ha incontrato di recente grandi difficoltà e che le sue due banche private sono fallite per aver promesso interessi stratosferici sui depositi di clienti esteri e per aver effettuato manovre spericolate sui cambi e sui derivati per conto della criminalità organizzata russa, e forse non solo quella. Ma il dissesto è arrivato anche dal boom delle importazioni e dagli investimenti di capitale finanziati dal decollo immobiliare che poi è evaporato. Ora è arrivato il momento in cui i creditori esteri chiedono la restituzione dei propri quattrini e il popolo islandese non se la sente di farlo perchè in questo caso dovrebbe ridurre sensibilmente il proprio tenore di vita e le prestazioni assistenziali di cui ha goduto sino a ieri.


   Infatti l'Unione Europea e il Fondo Monetario hanno chiesto all'Islanda di sostituire il debito privato delle banche con titoli di Stato la cui emissione verrà coperta da aumento delle imposte, da calo degli stipendi dei dipendenti pubblici e altre amenità. Ultima clausola, quella che proprio non va giù agli islandesi: nell'ambito di questo accordo lo Stato deve restituire quasi 5 miliardi di dollari ai clienti olandesi e inglesi che li avevano depositati sui conti  denominati 'Icesave' delle due banche fallite. Una volta accolta la richiesta l'Unione Europea aprirebbe la procedura per l'ingresso dell'Islanda nel consesso continentale. Ma proprio in questi giorni è stata presentata nel paese una petizione perchè il governo rifiuti l'accordo con l'Unione Europea, accordo che, oltretutto,  porterebbe il rapporto deficit pil dell'Islanda al 240 per cento, un livello da fallimento prossimo venturo.


   Torniamo dunque al problema di fondo: é giusto che la popolazione di un paese paghi con recessione, miseria, disoccupazione e malessere sociale i guasti provocati da una minoranza bancaria e finanziaria senza scrupoli che ha tratto vantaggio dalle impostazioni neo liberistiche in vigore negli ultimi tempi?


  L'Islanda farà testo. Nella sua scia si collocano Lituania e poi Ucraina, Romania, Ungheria, Grecia, Portogallo, Irlanda, Spagna e perchè no, anche Italia.


 


     Un caro saluto                                                  Gianfranco

venerdì 1 gennaio 2010

Partiamo bene....

 


 


Cari Amici


  mi auguri abbiate iniziato bene questo 2010. Riporto le dichiarazioni di Lorenzo Bini Smaghi, membro della BCE, che chiariscono il quadro economico nel quale ci muoveremo


 La disoccupazione dovrebbe continuare a crescere in tutta Europa nei prossimi mesi con un conseguente impatto sulla fiducia, secondo quanto riferito oggi da Lorenzo Bini Smaghi, membro del Consiglio esecutivo della Banca centrale europea, a un quotidiano.



"Per la finanza il peggio è passato ma l'economia reale è sotto osservazione", ha detto Bini Smaghi in un'intervista con il quotidiano La Nazione.



Alla domanda se si tornerà a crescere soltanto aumentando i deficit, Bini Smaghi ha risposto che alcuni settori come le costruzioni, l'automobile e la finanza in generale non torneranno mai ai livelli precedenti della crisi.



"Per le imprese che non avevano mercati esteri, saranno necessarie ristrutturazioni e processi di fusioni", ha precisato.


Secondo Bini Smaghi, c'è una parte del mondo finanziario che pensa di poter tornare indietro nel tempo e ha voglia di ridistribuire bonus ai banchieri d'affari.



"Questa crisi lascerà tracce durature, se non si impara la lezione, si rischia di ricadere presto negli errori fatali che l'hanno generata".



Visto il livello del debito italiano, non ci sono molti margini per interventi di sostegno, secondo quanto affermato da Bini Smaghi che ha aggiunto che qualsiasi azione di stimolo deve essere controbilanciata da contenimenti della spesa.


 


Traduciamo i commenti del banchiere: Italiani, Europei, arrangiatevi, stringete la cinghia, soldi non ce ne sono. Al massimo, si toglie al settore pubblico, sanità e istruzione, per aiutare i privati che stanno male. Mi sembra inopportuno elargire bonus ai banchieri  d'affari. Bontà sua. Grazie Lorenzo Bini Smaghi, le sue previsioni ci allargano il cuore, sarà un 2010 carico di soddisfazioni.


 


stay tuned... a risenttirci


                         Gianfranco